Un po’ di chimica, con semplicità.

Sempre più persone mi chiedono, in maniera scettica, informazioni sull’uso dell’idrossido di sodio (chiamato anche soda caustica) nel sapone. Beh, è presto detto: a chiunque voi chiediate che si occupa di processi chimici, come farmacisti, periti chimici, professionisti cosmetici, mastri saponai….etc, vi confermeranno quanto già sapevano le nostre bisnonne, ovvero che senza soda non può esistere il sapone. O quantomeno un BUON sapone. E vi confermeranno, inoltre, che al termine del processo cosiddetto di saponificazione, non esisterà nel prodotto finale alcuna traccia dell’originario idrossido di sodio.

Prima di vedere insieme come avviene questa piccola magia, vorrei tranquillizzare tutte quelle persone che, per indole, sono “repellenti” alle materie scientifiche: prometto che cercherò di essere il più esaustiva e chiara possible, e di usare un linguaggio comprensibile anche ai “non addetti ai lavori” 🙂

Chiariamo innanzitutto che cosa significa saponificare: la saponificazione non è altro che una reazione chimica* tra una una base alcalina forte + uno o più acidi deboli (tipo l’olio di oliva, di mandorla, sego di maiale..etc.., definiti anche acidi grassi o trigliceridi). Nel nostro caso (sapone solido) l’alcali è appunto l’idrossido di sodio, ma potrebbe trattarsi anche dell’idrossido di potassio (chiamato anche potassa caustica), usato per ottenere invece il sapone liquido.

La soda e la potassa caustica, dunque, vengono usate solo ed esclusivamente per innescare il processo chimico che dà origine alla solidificazione (nel caso del sapone solido con la soda) o della gelificazione (nel caso di quello liquido con la potassa) degli ingredienti mescolati fra loro.

Il risultato di questa reazione tra l’alcali (idrossido di sodio) e un acido debole (ad es. olio di oliva) è definito sale di sodio degli acidi grassi, altrimenti detto SAPONE. Il quale può essere quindi solido se si parte da una base sodica (NaOH) oppure liquido se si parte da una base potassica (KOH).

…tutto chiaro fin qui?? Non lasciatevi scoraggiare: proseguite nella lettura e vedrete che un po’ per volta riuscirete a capire cosa succede a questi benedetti alcali!

Dunque, entrando ancora più nel dettaglio, vediamo che l’idrossido di sodio e l’idrossido di potassio sono degli alcali formati ciascuno da tre atomi, ovvero (tra parentesi la denominazione chimica di ciascun elemento):

  • un atomo di sodio (Na) o potassio (K)
  • un atomo di ossigeno (O)
  • un atomo di idrogeno (H)

Di seguito nella loro formula chimica corretta:

  • NaOH >> idrossido di sodio
  • KOH >> idrossido di potassio

Tre atomi, dicevamo, che sono uniti tra loro da un legame chimico molto debole e per questo estremamente instabile. E questa è proprio la caratteristica che rende questi due ingredienti adatti alla saponificazione, poiché i loro legami instabili danno modo alle altre sostanze che vengono in contatto con la soda o con la potassa (tipo l’acqua o altri liquidi) di “interferire” con molta facilità con i legami chimici di questi due alcali.

Mi spiego meglio: immaginate di avere una specie di trenino formato da tre vagoncini che si chiamano Na, O e H, e immaginate di dover “sganciare” questi tre vagoncini e farli agganciare ad altri vagoncini che gli stanno accanto, tipo quelli dell’acqua (H2O).

Questo processo in chimica viene definito “elettrolisi”, ed è un processo assolutamente naturale, che avviene continuamente in natura, persino nel nostro organismo, migliaia di volte al giorno. Sempre grazie a questo processo di rottura dei legami chimici, gli alcali e l’acqua sono in grado di liberare energia, ovvero calore.

Ecco perché quando si mescolano la soda o la potassa caustica con l’acqua (o qualsiasi altro liquido) si ha una gran fumata, degna di una pozione delle streghe! E’ il segnale che ci fa capire che gli atomi che fino a quel momento erano ancora legati fra di loro, durante la fumata si sono “liberati” e aggregati ad atomi diversi (vedi foto sotto).

E’ proprio il caso di dirlo: i legami dei nostri alcali sono letteralmente andati in fumo!! E con loro, anche la presenza dell’idrossido di sodio/potassio.

Ecco dunque spiegato come mai nel prodotto finito (sapone solido o liquido) NON è più presente alcuna traccia di soda o potassa caustica, che si sono trasformate in:

  • sale di sodio degli acidi grassi, nel caso di sapone solido
  • sale di potassio degli acidi grassi, nel caso di sapone liquido.

Per chi si avesse bisogno di un supporto grafico, allego di seguito lo schema della reazione chimica:

Schema reazione chimica saponificazione

…capito cosa succede?

In pratica gli atomi di idrogeno (H) e ossigeno (O) presenti nella formula NaOH si slegano dal sodio (Na) e si vanno a legare entrambi al gruppo CH2**, formando così una molecola totalmente nuova: CH2OH.

Si tratta di un alcol, chiamato glicerolo (o glicerina), ed è la componente idratante che rende il sapone solido così delicato sulla pelle. Ne parlerò più approfonditamente in un prossimo articolo del blog.

Mentre il solitario atomo di sodio (Na), che presenta una polarità positiva (+) viene attratto dal gruppo R-COO (carbossilato) che ha invece polarità negativa (-).

Così “smembrata” la molecola che in origine componeva la nostra soda caustica, non esiste più.

Oddio…temo di aver scritto troppo…ma almeno spero di essere riuscita a darvi un’idea un po’ più chiara del perché è così importante utilizzare gli alcali nel processo di saponificazione, del ruolo che svolgono e soprattutto della loro assoluta innocuità, in quanto trasformati chimicamente e quindi inesistenti nel prodotto finito!

Concedetemi solo un’ultimissima osservazione sulla non pericolosità di questi alcali, sia per l’uomo che per l’ambiente: se analizziamo singolarmente ogni atomo che compone l’idrossido di sodio, ci renderemo subito conto che i tre atomi sono in realtà qualcosa di cui il nostro organismo ha bisogno costante per il corretto funzionamento, e la stessa cosa vale per la potassa caustica, dove il potassio è uno degli elementi fondamentali per una muscolatura sana (ma non solo quella!). Ossigeno, idrogeno, sodio e potassio sono risorse di cui né l’uomo né la natura potrebbero mai e poi mai fare a meno! Ecco perché, una volta usato il sapone, questo non lascerà traccia nell’ambiente: le molecole (e quindi ogni atomo) che lo compongono sono già presenti in natura e dalla natura verranno riconosciuti come “familiari” e quindi inglobati di nuovo in tutti i suoi processi chimici*.

Vi ringrazio per la vostra tenacia, che vi ha portati a leggere tutto il malloppo fino alla fine e…se avete domande, dubbi o commenti (spero costruttivi) lasciate i vostri pensieri qui sotto oppure scrivetemi!

Un caro saluto a tutti dalla splendida isola d’Elba!

Agnese

(*per la definizione semantica del termine vi rimando alla nostra pagina “su di noi” alla voce “informazioni tecniche sui nostri saponi“)
(**metilene; gruppo funzionale bivalente costituito da un atomo di carbonio “C” legato a due atomi di idrogeno “H2”).